Home ] Introduzione ] Storia ] Glossario ] [ Com'è fatto ] Immagini & Notizie ] Concerti ] Links ] Novità ]


 

COM'E' FATTO

 

Pagina dedicata ai simpatizzanti dello strumento che non avendo mai avuto l'opportunità sono curiosi di vedere "com'è fatto" un organo. 

Abbiamo cercato di accompagnare le immagini con delle descrizioni legate tra loro da un filo conduttore che partendo dall'esterno ci porti all'interno in un viaggio meraviglioso, dalla sorgente del 'vento' fino alla produzione del suono ed al suo controllo. 

Per chi non si accontenta e desidera maggiori approfondimenti, abbiamo provveduto ad evidenziare i termini tecnici contenuti nel 'glossario' che potete consultare alla pagina 'informazioni'.  

 

L'organo che andiamo a visitare si trova nella Parrocchiale di S. Andrea a Pioltello (Mi) ed è un Edoardo Rossi del 1908 (in foto), costruito utilizzando parte del materiale fonico di un preesistente strumento. L'organo è collocato in cantoria sopra l'ingresso principale in un'elegante cassa con paraste a colonna scanalata e trabeazione. 

Presenta un prospetto (foto) a cuspide alata di 29 canne in unica campata, la maggiore delle quali corrisponde al Do1 del Principale di 8', bocche allineate, labbro superiore a mitria.

Come per ogni strumento l'aria - il 'vento' in gergo - è l'alimento principale. Senza aria queste complesse macchine produttrici di suoni si trasformerebbero in bellissimi monumenti.
Negli strumenti antichi, come quello del nostro caso, l'aria veniva 'pompata' nello strumento con 3
mantici a cuneo, posti sotto il basamento del mantice a lanterna, azionati da un albero a camme messo in movimento da una manovella (tutt'oggi esistente e funzionante - foto) più comodamente sostituita in tempi moderni da un elettroventilatore (foto). 
A valle dell'elettroventilatore è presente una
valvola a tendina, comandata dal mantice di raccolta a lanterna che regola l'afflusso di aria in forma direttamente proporzionale al fabbisogno delle canne. Con questo sistema viene stabilita una pressione d'esercizio su cui vengono calibrati tutti i componenti dello strumento.

 

 

Ed ecco introdotto un'altro elemento fondamentale in un organo. Perché lo strumento possa funzionare correttamente e fornire all'organista un rendimento uniforme è basilare che l'aria arrivi alle varie canne con una 'forza' costante. Il secondo compito dei mantici è proprio questo. 
Per cercare di mantenere la pressione il più possibile costante la bottega organaria costruttrice ha optato per una soluzione non molto comune in Italia all'epoca. Ha infatti dotato lo strumento di due mantici, uno principale, a lanterna (foto), che fornisce aria alle canne della tastiera e uno secondario, a cuneo,  per le più esigenti canne della pedaliera che essendo di dimensioni più generose assorbono maggiori quantità di aria provocando maggiori sbalzi di pressione. 

 

Una volta raccolta nei mantici l'aria viene portata per mezzo di condutture prevalentemente di legno, ma a volte anche in metallo, alla segreta, così chiamata anche perchè completamente chiusa alla vista (qui  aperta per ragioni fotografiche - foto) ; cassa di accumulo  dove si trovano i  ventilabri (foto - sono i triangolini in legno di cui uno aperto) che comandati dai singoli tasti (vedi tastiera) consentono all'aria di accedere ad un canale all'interno del somiere. 

 

Negli organi meccanici, come nel nostro caso, il tutto è comandato da un complesso sistema di leve e rimandi chiamati catenacciatura (foto) che collegano i tasti ai ventilabri.

Il somiere qui visto dall'esterno (foto), cuore di ogni strumento, funge innanzitutto da basamento per le canne

 

E' dotato di tanti canali numerati e marcati quanti sono i tasti e/o pedali dello strumento. 
Il suo compito è quello di ricevere l'aria e di distribuirla alle canne attraverso valvole di varia natura attivate dai registri.

 

 

 

Ed ecco i registri, in questo caso a pomello. L'inserimento o il disinserimento di un registro, per mezzo dei meccanismi che vedete qui a fianco, consente di comandare l'apertura o la chiusura delle valvole poste nei somieri relative alla fila di canne aventi tutte lo stesso timbro (foto sotto). 
Così l'aria che era entrata nel canale di tasto attraverso i ventilabri, troverà sbocco solo nelle canne delle valvole dei registri attivati trovando chiuse le rimanenti.
 

 

E voilà eccoci introdotti all'elemento caratterizzante lo strumento - la canna - in questo caso del registro della Viola 8'. 
Analizziamola più in dettaglio. Ci troviamo di fronte ad una
canna labiale; la mano destra tiene la parte della canna chiamata piede mentre la sinistra ne sostiene il corpo. All'interno in prossimità del labbro si trova l'anima che guida il flusso d'aria facendo in modo che crei la risonanza e quindi il suono. 

Questo invece è un particolare di una canna ad ancia facente parte del registro delle trombe. 
Questa famiglia di canne si differenzia dalle altre perchè il suono viene prodotto in dalla vibrazione della linguetta posta alla base della canna stessa. Inoltre ulteriore carattere di distinzione di questa famiglia di canne è la possibilità di regolare l'accordatura delle singole canne tramite quella specie di 'graffetta'. 

Certamente non sarà per voi una novità il fatto che le canne di maggiori dimensioni emettono i suoni più gravi mentre quelle più piccole quelli più acuti. 
Ma quelle piccole quanto sono piccole? Ecco qui in fianco un bell'esempio. Si tratta di una canna dei ripieni, e il paragone con la mano è molto significativo.

 

 

Per contrapposizione ecco un'esempio delle canne più grosse del nostro strumento.  Sono delle canne in legno e sono riferite ai registri della pedaliera. Gli spazi angusti non hanno permesso di riprenderle per intero ma dovete sapere che misurano dai 2,5 ai 4,5 metri.
Le canne in azzurro hanno inoltre una particolarità abbastanza singolare. Per risparmiare sui costi e sullo spazio la bottega organaria costruttrice ha optato per l'uso di canne ambitonali, cioè l'uso di un'unica canna per produrre due note differenti tramite l'inserimento  sulla canna di uno sportellino che ne provoca la variazione delle dimensioni e quindi del suono. 

 

Ed eccoci arrivati alla fine della nostra visita. Che dire ancora? Riteniamo di non dover aggiungere nientaltro.
Lasciamo a voi immaginare quando osservate dall'esterno uno strumento
ancor semplice come questo e soprattutto mentre ne ascoltate la voce ricordare ed immaginare quanto lavoro ed ingegno sia nascosto dietro. 

 

 

Torna ad inizio pagina

 


Home ] Introduzione ] Storia ] Glossario ] [ Com'è fatto ] Immagini & Notizie ] Concerti ] Links ] Novità ]


Per informazioni e comunicazioni scrivere a: organo.a.canne@hotmail.it

Pagina aggiornata a giovedì 29 gennaio 2009